I Brigoli

Una cosa è certa: Bologna è piena di monumenti come il Nettuno, le due Torri, il Pavaglione, e l’infinità di chiese tra le quali anche San Luca, che dall’alto della collina in cui si trova protegge tutta la nostra meravigliosa città. Ogni mese ve ne faremo scoprire di noti e soprattutto di sconosciuti. Ogni tre mesi poi, ci sarà un dossier speciale. Oggi parleremo dei Brigoli: sono una sentiero di campagna, una strada sterrata, che parte dal parco Talon (più precisamente dalla chiesetta di San Martino) e s’inerpica tra i boschi fino a giungere al santuario di San Luca. Per compiere questa passeggiata non occorre alcun allenamento particolare, bisogna però avere del fiato e della buona acqua fresca. Lungo il tragitto sono collocate le stazioni della Via Crucis. Appena si parte ci si trova davanti una cancellata: è un rifugio anti-bomba risalente alla II guerra mondiale. Poteva contenere fino a 500 persone, giorno e notte, dato che disponeva di viveri e letti a castello.

Le due Torri

Come fare una rubrica sui monumenti di Bologna senza parlare delle due torri: la Garisenda e gli Asinelli? Entrambe pendenti, furono erette nel XII secolo: i 492 gradini della prima potano in cima. Dall‟alto dei suoi 99 metri si vedono cento e una città, che non vuol dire 101 abitati, ma Cento (FE) e una città, la nostra Bologna. Era una gigantesca lanterna, e come punto di tiro contro gli arei durante la II guerra mondiale. La Garisenda, è pemdente a causa di un cedimento del terreno. Quando Dante arrivò a Bologna nel  300, la chiamò città "turrita", e s'inchinò ai loro piedi. In effetti, loro due stagliate nel cielo sono proprio uno spettacolo.

Palazzo dei Banchi

Se si sbuca in Piazza Maggiore da Piazza del Nettuno, ce lo si trova alla propria sinistra, in fondo alla piazza. Ma se si imbocca il portico e si esce in via Clavature, ci si trova davanti una bella sorpresa: non c’è alcun palazzo! Infatti, si tratta di una facciata di copertura, commissionata nel 1565 a Jacopo Barozzi, detto il "Vignola", volta a mascherare l’assembramento di casupole medievale che si affacciavano sulla piazza. L’architetto dovette essere particolarmente abile, poiché dovette fare perfettamente combaciare gli ingressi e le finestre dei precedenti abitati, per evitare rimanessero al buio o con gli ingressi bloccati!

Le Icone Sacre

Parliamo stavolta di un argomento piuttosto buffo: come tutti voi avrete notato, nel nucleo vecchio della città c‟è una madonnina (scultura, bassorilievo o dipinto) quasi ad ogni angolo. Furono piazzate nel tardo '600-'700… per evitare che la gente orinasse per strada. Tutto nasce da una leggenda: questa vuole che un soldato abbia orinato un giorno sotto uno dei santi di Piazza Maggiore (dentro al palazzo del podestà, vicino al nuovo centro di informazioni turistiche: ne parleremo prossimamente per via di uno strano fenomeno) e che si sia pietrificato all'istante. I nobiluomini fecero perciò mettere degli ex-voto per contrastare questa disgustosa abitudine. Ma il Papa vietò di porre immagini di santi senza motivo: da allora fecero la loro comparsa targhette del tipo: "in memoria…","per…", …

Palazzo del podestà

Risale al 1200, quando il Comune decise di costruire un palazzo per ospitare le assemblee cittadine. Fu poi ricostruito nel 1472, quando i Bentivoglio decisero di far rifare la facciata con annesso portico. Guardandolo da fuori, la prima cosa che salta agli occhi è la torre che spunta dal tetto: si tratta della torre dell‟Arengo, unica superstite visibile del palazzo duecentesco. Al suo interno vi è una campana enorme (più di 4700 kg di peso!), che nel medioevo serviva a raccogliere i bolognesi in piazza nelle occasioni più importanti. Oggi la campana non suona più, e c‟è da sperare che stia muta ancora per molto tempo: l‟ultima volta che lo batté i suoi rintocchi fu durante la seconda guerra mondiale, per avvertire la cittadinanza dell‟invasione di Bologna da parte dei nazifascisti. Attraversando poi il portico, si arriva ad un grande loggione, esattamente sotto la torre. Nei quattro angoli sono poste le immagini dei quattro protettori di Bologna: San Petronio, San Procolo, San Domenico e San Francesco. Se due persone si mettono agli angoli opposti di questa volta, si possono sentire a vicenda, poiché il suono attraversa i costoloni e arriva dall‟altra parte come fosse una comunicazione telefonica!  

Palazzo Pepoli

In questo numero post-estivo vorrei parlare di Palazzo Pepoli.
I Pepoli erano la famiglia signorile a Bologna prima dei Bentivoglio (vedi n°2 di SUM per via del guasto).
L‟edificio è diviso in due parti principali: la prima, più antica è stata costruita da Taddeo Pepoli nel 1344. Sette anni prima era divenuto Capitano del Popolo, carica che deterrà per dieci anni. È una vera e propria casa-fortezza, dotata di merli e camminamenti per le guarnigioni. All‟interno vi sono 200 stanze!
Era dotato anche di ponti levatoi: davanti, infatti, scorreva un ramo aperto dell‟Aposa. La seconda porzione dell‟edificio, è costituita dal palazzo Pepoli Campogrande, fatta costruire da Edoardo Pepoli nel 1660, circa 300 anni dopo il suo antenato.Le sale sono affrescate da Giovanni Maria Crespi con soggetti classici. È una sede della Pinacoteca.

Torri Guidozagni e Riccadonna

Nel 1917 il Comune varo un piano per l'allargamento del Mercato di Mezzo e la costruzione di nuovi edifici, che implica l'abbattimento di vari antichi edifici e di otto torri gentilizie, tra le quali le torri Artenisi, Guidozagni e Riccadonna, nei pressi di Piazza della Mercanzia. L'azione viene giustificata per motivi di sicurezza, viabilità e progresso (la logica che il nuovo è tale solo se soppianta il vecchio, a Bologna è fortunatamente durata poco) è oggetto di una lunga controversia e tra conservatori e demolitori. Per la loro conservazione si schierano il Comitato per Bologna storico-artistica, la Commissione per la conservazione dei monumenti dell'Emilia e la Società Francesco Francia.
Il professor Giorgio Del Vecchio, invia una petizione popolare direttamente a Roma per fermare lo scempio. La firmano anche personalità quali Gabriele D'Annunzio e Carlo Musi. Ma Roma è impegnata altrove (siamo a cavallo tra il 1917 e il 1918) e non ascolta le lamentele dei bolognesi. Rubbiani e Pontoni presentano, nel 1909 un piano alternativo, che eviterebbe la demolizione delle torri e di alcuni edifici, ma è tutto vano.
Ora al posto delle torri c‟è una lapide che recita:
Qui sorgevano le antiche torri delle famiglie gentilizie Artenisi Guidozagni Riccadonna inconsultamente demolite negli anni 1917-1918 . La Società "Assicurazioni Generali" Il Comitato per Bologna storica e artistica posero luglio 1958.

San Petronio 

Per il numero natalizio di SUM, volevamo portarvi sulle orme della chiesa più conosciuta della città: San Petronio. Innanzitutto attenzione a non cadere in un luogo comune: San Petronio non è la Cattedrale di Bologna. Fu costruita tra il 1390 e il 1659 (quindi per 263 anni!) su progetto di Antonio di Vincenzo, con i soldi delle corporazioni dei mercanti. Nonostante tutti gli anni che ci vollero per costruirla, la facciata è visibilmente incompiuta e la parte costruita rappresenta solo una piccolissima parte del progetto iniziale. Secondo quest‟ultimo infatti, la basilica doveva avere una pianta a croce latina, e le sue dimensioni avrebbero superato quelle di San Pietro a Roma. Ma i soldi cominciavano a scarseggiare, lo spazio materiale mancava così come i materiali edili e le pressioni del Papa (che non intendeva fare superare San Pietro da San Petronio), e così si optò, con una maxi-modifica in corso d‟opera, di chiudere il braccio piccolo superiore della croce e terminare la chiesa nello spazio costruito. Nonostante questo è la quinta chiesa più grande del mondo con 132 metri di lunghezza, 57 di larghezza e 44 di altezza. Se il progetto iniziale fosse andato in porto, il palazzo dell‟Archiginnasio non sarebbe mai stato costruito. Il portale maggiore della basilica è opera dello scultore Jacopo Della Quercia, senese. È istoriato con vicende dell‟Antico Testamento e dell‟Infanzia di Gesù. I portali minori sono invece decorati da vari altri artisti. La tribuna dell‟Altare Maggiore è del Vignola. Lungo le navate laterali e l‟abside troviamo anche 22 cappellette. Dalla navata sinistra si giunge anche ad un museo contenente fra l‟alto anche i progetti originali e un modellino ligneo della chiesa finita secondo gli stessi. Nella settima cappella di sinistra, sono conservate le spoglie di Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone, e di suo marito. Nella cappella bolognini è conservato il famoso affresco rappresentante l‟Inferno nella concezione dantesca. Una parola la merita anche la meridiana, lunga linea di marmo istoriato scolpita sul pavimento, azionata da un foro posto sul soffitto della basilica stessa. È lunga 67,72 metri: per ogni posizione del sole, è rappresentato il relativo segno dello zodiaco. È possibile che il raggio di sole non colpisca perfettamente la linea, ma fuoriesca da essa. È per questo che in particolari giornate e in particolari condizioni atmosferiche, il raggio colpisca una colonna dando l‟illusione di vedere un cuore.

Il Collegio di Spagna

In questo numero volevamo parlarvi del Collegio di Spagna, un gioiello architettonico della nostra città.
È un edificio situato nella via omonima, costruito per volere del cardinale Gil Alvarez Carrillo de Albornoz, edificato con i soldi che lui stesso aveva messo a disposizione nel suo testamento. Il cardinale nel 1360 era divenuto legato pontificio a Bologna ed era rimasto affascinato dallo Studio. Ordinò così la costruzione di un edificio per ospitare gli studenti spagnoli che avessero voluto studiare nella nostra città. Ancora oggi conserva la sua funzione. A questo modello si sono rifatti poi i collegi dell‟Università di Salamanca ed altre spagnole tra il XV e il XVI secolo. Tra i suoi studenti di maggior rilievo ricordiamo Ignazio di Loyola e Miguel de Cervantes. Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero, vi fu ospitato nel 1530 nell‟occasione della sua nomina, avvenuta in San Petronio (ne parleremo in un prossimo numero del giornale). Le stanze degli studenti davano sull‟esterno. La struttura si presenta come un vero e proprio fortino, con tanto di mura provviste di merli e camminamenti per una guarnigione. La cinta muraria è stata rifatta nel rinascimento. Lo scopo è chiaro: il progettista voleva concedere al Collegio una certa autonomia rispetto alla città. Anche alcuni dei corsi erano seguiti dagli studenti all‟interno della costruzione. All‟esterno, c‟era un affresco di Annibale Carracci, oggi in pessimo stato di conservazione. Gli studenti erano sottoposti a un rigido regolamento, che vietava gli sfarzi e obbligava a presenziare a cerimonie collettive quali i pasti. Le punizioni per i trasgressori andavano dal regime a pane ed acqua fino all‟espulsione. L‟edificio è stato ufficialmente visitato nel 1988 da re Juan Carlos e consorte, e rappresenta una delle più importanti istituzioni spagnole all‟estero. All'interno, si trovano decine di saloni, un chiostro trecentesco e la chiesa in stile gotico di San Clemente. Nel chiostro si trovano una cisterna per la raccolta dell‟acqua piovana e un pozzo.